Riflessioni in Circolo

60° del Concilio Vaticano II: conosciamo il passato per progettare il futuro

L’11 ottobre scorso si è celebrato il 60° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. Ormai non sono molti coloro che in età giovanile o adulta hanno potuto vivere quell’evento che rischia di finire nel dimenticatoio come “roba vecchia”. Quel Concilio ha rappresentato una svolta fondamentale nel modo di intendere la vita ecclesiale, ma è stato profondamente significativo anche per il mondo laico. La sua importanza rischia però di essere vanificata se non si mantengono vivi lo spirito ed i contenuti scaturiti da quella assise mondiale dei Vescovi. I circoli ACLI della zona est della città e le parrocchie dell’Unità Pastorale della stessa zona hanno deciso di promuovere quindi un approfondimento del concilio Vaticano II, proponendo a tutti la partecipazione ad alcuni incontri: tre si terranno già quest’anno a partire dal 28 novembre, ed altri incontri verranno programmati per la primavera 2023. Sulla pagina delle news di questo sito, potete trovare la locandina con date, luogo, temi e relatore dei primi tre incontri. Mi auguro che la proposta possa trovare interesse in tutti coloro che hanno a cuore la realizzazione di un modello di Chiesa capace di far riscoprire il Vangelo ad un mondo che sembra invece percorrere strade totalmente altre e perseguire “valori” che creano ingiustizie, violenze e discriminazioni.

Basta guerra!!!

Sono ormai nove i mesi di guerra in Ucraina. Io credo non ci si possa più limitare a condannare l’aggressione russa. Bisogna che l’impegno di tutti, di governi e delle società civili, sia indirizzato ad obbligare le parti ad un cessate il fuoco e all’apertura di un serio negoziato di pace. Sono troppe le sofferenze alle quali è sottoposto il popolo ucraino, con la prospettiva di un inverno da affrontare senza energia elettrica e senza riscaldamento per buona parte della popolazione. E sono troppi i rischi di un allargamento del conflitto. Non possiamo continuare a ragionare solo in termini di appoggio militare a Zelensky ed accoglienza dei profughi, azioni sacrosante, ma è necessario ora che qualcuno si ponga seriamente la prospettiva di un accordo diplomatico. Se lasciamo che i contendenti abbiano come unico obiettivo la vittoria militare, questa guerra continuerà ancora per anni, e chi pagherà il prezzo più alto saranno sempre i civili: uomini, donne e bambini. Non stanchiamoci mai di perseguire la pace, anche manifestandola esternamente: continuiamo ad appendere la bandiera della pace, partecipiamo alle varie manifestazioni….

Dante Mantovani

Ci serve manodopera…

Il problema dell’immigrazione, non riguarda solo l’aspetto di carattere umanitario (sicuramente prioritario), ma anche l’aspetto  economico. Gli esperti ci dicono che in Italia siamo di fatto in una condizione di piena occupazione e da molti settori del mondo imprenditoriale giungono continuamente segnali di una mancanza di manodopera che in Italia non c’è più anche, purtroppo, per un calo demografico altamente preoccupante: gli italiani non fanno più figli. Allora, smettiamola di guardare a questo problema con gli occhi deformanti della ideologia, affrontiamolo invece con un po’ di solidarietà umana ed anche con uno sguardo “egoistico” legato alle necessità della nostra economia. Coniugare questi due aspetti  significa quindi:

  • Riaprire i flussi legali di immigrati che in Italia sono chiusi dal troppo tempo; è l’unico strumento per combattere lo sfruttamento dell’immigrazione da parte di bande criminali.
  • Promuovere reali e concreti processi di integrazione che hanno bisogno di norme legislative di inclusione, ma soprattutto di azioni positive dentro la società civile. Per una costruttiva integrazione, lo straniero ha bisogno di imparare velocemente la lingua, ha bisogno di percorsi di formazione professionale, ha bisogno di sentirsi appartenente ad una comunità…

Affrontiamolo così, il problema immigrazione, ed allora potrà diventare davvero una risorsa per il nostro Paese.

Dante Mantovani, presidente circolo ACLI S. Polo

“Difendiamo i nostri confini”?

Riguardo al nuovo Governo Meloni, abbiamo dichiarato su SanpoloPolis che non assumeremo atteggiamenti pregiudiziali, ma giudicheremo, come sempre fatto con tutti i governi, solo i provvedimenti e le azioni messe in atto.

Uno dei primi problemi affrontati è stato quello degli sbarchi a Lampedusa. Partiamo dai dati reali: gli immigrati “clandestini” che sbarcano sulle coste Mediterranee, rappresentano una percentuale inferiore al 10% rispetto agli stranieri che arrivano in Italia con mezzi legali (aerei, navi…) con permessi turistici e poi si stabiliscono nel nostro Paese. Quindi, se vogliamo parlare di “invasione”, questa non arriva certo dal Mediterraneo. L’obiettivo delle forze di governo sembrano in realtà essere le ONG che svolgono opera di salvataggio nel Mediterraneo, obiettivo molto presente anche ai tempi del primo governo Conte con Salvini Ministro degli Interni. Ad essere criminalizzate sono le organizzazioni che tentano di salvare vite umane. A parole si combattono gli scafisti che in realtà appartengono a quelle stesse bande militarizzate che vengono finanziate in Libia per trattenere gli immigrati nei centri di detenzione che sono veri e propri “lager” dove avvengono le più atroci violenze.

Si parla di limitare l’accoglienza alle persone che scappano da Paesi in guerra e da situazioni di fame, ma basta guardare da quali Paesi giungono gli immigrati della rotta mediterranea per rendersi conto che non scappano da situazioni di benessere. Chi glielo farebbe fare, altrimenti, di affrontare mesi, se non anni, di deserto, di umiliazioni, di violenze, di rischi per la stessa vita, se alle spalle non avessero guerre, stenti, persecuzioni… e tanto altro?

Quindi, di fronte a questo dramma, il primo dovere è SALVARE VITE UMANE!