Religione e (è) potere

16 Gennaio 2023

Tutti sappiamo cosa succede in Iran: una rivolta contro un regime che sta utilizzando violenza e terrore come unici strumenti per il mantenimento del potere gestito da una casta “religiosa”. Un copione già visto, purtroppo, in Afghanistan, ma anche nelle stessa Russia: la religione utilizzata a copertura e giustificazione di politiche finalizzate ad un potere violento e dispotico. Anche l’Europa ha vissuto nei secoli scorsi momenti bui di questo tipo e non mancano nemmeno ai nostri giorni tentativi maldestri di utilizzare strumentalmente la religione per i propri obiettivi di potere (vedi Trump, Bolsonaro, ma anche alcuni politici nostrani) anche se, senza dubbio, non paragonabili a quanto sta avvenendo oggi in Iran dove si registrano torture e condanne a morte motivate da banali comportamenti ritenuti sovversivi rispetto a norme ed imposizioni religiose. Come se da noi venisse condannato chi non si inchina passando davanti ad una chiesa, o chi rifiuta il matrimonio religioso…

Le violenze di regime in Iran hanno raggiunto un livello tale da richiedere una risposta ferma e decisa a livello internazionale sia da parte delle società civili che dei governi. E’ necessario far sentire una forte solidarietà alla richiesta di libertà che con coraggio esemplare, soprattutto le donne, stanno portando avanti da mesi, nonostante la violenta repressione. A questo punto, gli Stati devono isolare completamente la classe dirigente iraniana non solo dal punto di vista dei rapporti diplomatici, ma anche commerciali ed economici. Il non rispetto dei diritti umani compiuto in un modo così brutale, deve trovare necessariamente una reazione decisa da parte delle democrazie di tutto il mondo.